Raggio: Chiuso
Raggio: km
Set radius for geolocation
Castello di Torre Astura

Castello di Torre Astura

Nell’antichità il toponimo “Astura” si riferiva al fiume di Satricum; veniva chiamato così, insieme ad un’isola, da Plinio; “Stura” da Festo, “Storas” da Strabone, “Isturas” e “Istura” negli Itinerari. “Astura” è stato collegato con il termine greco “Asterìas” (airone) e con “Astir”, “Astur”, l’alleato di Enea ricordato da Virgilio nell’Eneide. Alla foce del fiume si costruì il porto di Satricum con banchine e ormeggi, da lì si poteva raggiungere l’entroterra fino all’importante centro volsco e agli accertati e consistenti resti di insediamenti precedenti (databili a partire dal XIV sec.).

Ma la presenza dell’uomo nella zona risale a decine di migliaia di anni prima; infatti sui rilievi debolmente ondulati, prospicienti il Canale delle Acque Alte, resti di antiche dune e terrazzi fluviali inquadrabili nel Pleistocene Pontino, si è rinvenuta una notevole quantità di oggetti (raschiatoi, piccole punte, bulini, grattatoi, lame, etc.) appartenenti a due facies ben distinte del Paleolitico medio (tipologia musteriana) e superiore (tipologia gravettiana finale): sono quello che rimane di stazioni all’aperto. Gli oggetti attualmente in fasi di studio sono stati raccolti sui terrazzi di un remoto corso d’acqua ed appartengono all’attività di cacciatori neandertaliani, che in cerca di selvaggina si fermarono sulla sommità delle antiche dune e vi insediarono i loro accampamenti. I musteriani prima, gli aurignaziani e altri gruppi del Paleolitico superiore in seguito, frequentarono quindi la regione.

Per un’immagine complessiva degli stanziamenti nell’area pontina è utile una visita al Museo Pigorini di Roma, che espone reperti dalla Preistoria alla Protostoria, oltre che plastici e sezioni-campione del terreno originale con evidenziati gli strati, la cronologia e una ricca documentazione di reperti.

La rada compresa tra il Castello di Astura e la Torre di Foce Verde, protetta dai venti settentrionali ed occidentali, con la foce del fiume offriva le migliori condizioni naturali per un ormeggio sicuro. Per la risalita della via d’acqua sicuramente si utilizzava il sistema del traino fino al centro più importante: Satricum. È facile comprendere come lungo tutto il corso del fiume, che corrisponde alla direttrice Colli Albani-Monti Lepini-Mare, si attestassero i primi insediamenti stabili legati proprio a tale penetrazione. Ma la guerra latina e la distruzione di Satricum fa decadere l’importanza dell’ancoraggio da un punto di vista commerciale, anche se nell’età imperiale il porto è una tappa consueta nei viaggi marittini, come attestano Svetonio e Plinio, accennando ai viaggi di Augusto, di Tiberio e di Caligola.

Successivamente un secondo porto costituirà la dotazione della villa costruita dopo il 45 a.C. sull’insula. La villa, erroneamente attribuita a Cicerone, passò a parte di un praedium (proprietà fondiaria) imperiale (la presenza di un porto di notevoli dimensioni lo proverebbe) e venne coivolta, probabilmente sotto Claudio, nel progetto più generale di ristrutturazione dei porti esistenti.

Cicerone aveva una villa non ancora identificata sulla costa: si ha infatti notizia di un suo soggiorno dopo la morte della figlia Tulliola, e che nel 43 a.C. da lì si imbarcò per Formia.

Della statio romana di Astura sulla Severiana si ha notizia dalla Tabula Peutingeriana, che riporta anche la distanza dalle altre stationes: sette miglia da quella di Antium e nove da quella di Clostris. Lunga tale strada, così chiamata perché sotto i Severi vennero selciati e razionalizzati tratti di viabilità precedente, si attestarono, solo nel tratto Anzio-Astura, una quindicina di ville costiere. Il percorso lungo il mare della Severiana è comunemente accettato e la cartografia antica (G.B. Cingolani, 1692 e G.F. Ameti 1693) mostra una via che ha lo stesso percorso dell’attuale Via Litoranea. Lo stagno parallelo alla Via Severiana e quindi alla duna tra l’Astura e la Torre di Foce Verde, costituendo la prosecuzione del Lago di Fogliano, ricostruibile dalle curve di livello e dalle quote, con andamento provato anche dalla natura geologica del terreno, venne utilizzato certamente come tratto naturale della Fossa Augusta. Il nome di tale fossa è convenzionale, ma corrisponde ad una lunga tradizione ed è perciò accettato da tutti i topografi. Progettata da Nerone, razionalizzava probabilmente strutture di età repubblicana e mettendo in comunicazione i laghi costieri tra loro, dava alle navi un percorso interno, permettendo di evitare la pericolosa navigazione esterna al largo del Promontorio del Circeo.

Documenti di S. Alessio all’Aventino, datati tra il X e il XII sec., nel dare i confini della proprietà, nominano i ruderi, la via pubblica dell’insediamento medioevale attestato presso il fiume, l’isola, il porto, la peschiera, la Chiesa di S. Maria e Salvatore, il terreno coltivato, seminato per 30 moggi tra l’isola, la pineta e l’abitato stesso.

L’isola e le sue dipendenze vennero confermate a S. Alessio da Ottone III imp. (996), per poi passare, nel XIII sec., ai Conti di Tuscolo. Risale probabilmente a questa epoca la prima fortificazione dei luoghi, resa necessaria per il controllo della costa, date le frequenti incursioni dei pirati saraceni e data la posizione strategica, l’importanza dei luoghi stessi per il commercio marittimo e l’esistenza, fin dall’alto medioevo, di un piccolo borgo, che si era andato sviluppando sul fiume, attorno agli ormeggi, e che dal fiume prese il nome.

Per realizzare questa prima rudimentale fortificazione certamente si usò, come fondazione e come reimpiego, il materiale da costruzione proveniente dai numerosi ruderi allora ancora certamente ben conservati.

Nel 1166 l’abitato di Astura compare nel trattato di navigazione tra Genova e Roma come residenza dei Balivi genovesi (la carica di “Balivo” è legata ad una rappresentanza amministrativa, molto prossima a quella dell’esattore, del pubblico ufficiale) e nel 1193 appare dei Frangipane; e la prima testimonianza del castello è appunto di questo periodo. Nel 1268 Giovanni Frangipane, come è noto, consegnò a Pietro di Lavena, ammiraglio di Carlo d’Angiò, Corradino di Svevia che aveva cercato asilo, con pochi compagni e dopo la sconfitta di Tagliacozzo, ad Astura, sperando qui di imbarcarsi e portarsi in salvo. La conseguenza del tradimento fu la distruzione di Astura ad opera di una flotta aragonese (1286). Un atto dell’Archivio Caetani testimonia che l’anno dopo, riedificato il castello, gli abitanti si vendettero ai Frangipane.

Da questo momento le testimonianze indicano i vari passaggi di proprietà:

1301: i Frangipane cedevano metà di Astura a Pietro Caetani e questi, nel 1304 la rivendeva a Pietro di Landolfo Frangipane.

1328: Astura appare di Angelo Malabranca, cancelliere di Roma, e, in seguito ad un attacco dei seguaci di Ludovico il Bavaro, viene incendiata; quindi appare posseduta in parti uguali da Giovanni Conti e dallo stesso Angelo Malabranca.

1335: Margherita Colonna (moglie di Giovanni Conti) vendeva la sua metà di Astura all’Ospedale di S. Spirito di Sassia.

1367: L’Ospedale cedeva la metà di Astura agli Orsini, che in seguito ne acquistavano la parte restante.

1383: Astura era ancora un centro abitato di notevole importanza, come è testimoniato tra l’altro dall’assegno attribuitole nell’elenco del sale, che è superiore a quello di Albano.

1426: Antonio Colonna cedeva in permuta agli Orsini Sarno e Palma, ricevendo da loro in cambio Nettuno e Astura.

1594: È di questo anno un atto di vendita di Nettuno e Anzio a Clemente VIII. Nell’atto si nomina anche Astura “cum turri ac porto Asturae”.

1602: Nel portolano di Bartolomeno Crescenzio si nota Astura “con stanze per barche”, segno che il porto era ancora parzialmente utilizzabile.

Da questo momento la torre è destinata, come il Castello di Nettuno, e quindi adeguatamente armata e curata, alla difesa della costa dagli attacchi dei pirati. Ci sono molte testimonianze dell’attività di difesa della Torre di Astura attraverso documenti dei comandanti militari: a volte come vedetta (Foce Verde e Fogliano, pur già previste, ancora non erano realizzate), altre come punto di vera e propria difesa, armata com’era di cannone, e ancora come rifugio per navi inseguite dai pirati.

Il possesso dei luoghi da parte dei Frangipane segna probabilmente il passaggio dalla Torre originaria, sorta sui resti di epoca romana (perschiera e recinto che in periodo medioevale dovevano avere più altezza e consistenza), ad una vera e propria opera di fortificazione, in seguito ulteriormente ampliata. Un ponte in legno permetteva l’accesso al Castello ed un ponte levatoio, o una passerella, lo isolava.

La torre, posta in maniera decentrata rispetto al recinto, spostata verso il mare e con le sue mura di notevole spessore costituiva un baluardo sicuro. La forma in pianta della torre, originariamente quadrata, appare pentagonale in una ricostruzione del XIV sec., in quanto più adatta al tiro incrociato, mentre l’aspetto attuale è dovuto probabilmente ai Colonna e alla necessità di munire ulteriormente il Castello, per metterlo in grado di resistere alle invasioni turche. Per questo la merlatura originaria venne inglobata in un innalzamento delle pareti e le vecchie strutture furono rese più spesse, soprattutto alla base. La torre perse così il suo aspetto visivamente preminente rispetto al complesso. Inoltre l’ingresso al Castello venne spostato su un fianco, attraverso un lungo ponte originariamente ligneo ed in seguito (come appare oggi) in muratura.

Tra la fine del XVIII sec. e gli inizi del XIX sec. venne innalzato un ponte che il Catasto Gregoriano riporta sul fiume Cavata, intendendo per Cavata l’Astura riscavato in un punto di confluenza con un ramo del Moscarello.

Il ponte non risulta completo, forse perché già rovinato o forse perché la parte centrale era realizzata con materiale amovibile, per permettere il passaggio delle imbarcazioni. Restano del “ponte della Cavata diruto” fin dal 1819 consistenti ruderi nell’area vincolata a servitù militare forse in coincidenza di un tratto della via Severiana. Il complesso, posto sull’argine sinistro, è visibile dalla riva destra dell’Astura fino alla foce […] attraverso un percorso obbligato e recintato all’interno del Poligono di Tiro.

[tratto da: Paola de Paolis – Francesco Tetro, La Via Severiana. Da Astura a Torre Paola, Regione Lazio Ente Provinciale per il Turismo Latina, 1986

 

La tappa successiva ad Antium verso Terracina lungo il percorso costiero, Astura, è stata localizzata in un centro abitato ipotizzato nei pressi di Torre Astura, pur non risultando testimoniato da testi epigrafici e dalla maggior parte delle fonti letterarie un abitato in tale località in epoca romana. L’esistenza dell’abitato di Astura si desume da un passo di Livio e da uno di Servio che, in particolare, riporta un oppidum con tal nome nei pressi di Terracina. Mentre nella località indicata per l’ubicazione di tale insediamento non risultano emergenze attribuibili ad un oppidum, le uniche evidenze di età romana nella zona sono tutte riconducibili al noto impianto tardo repubblicano di una villa, dotata di ambienti di servizio, di acquedotto, di peschiera e successivamente di impiato portuale, e resta quindi non comprovata l’ipotesi dell’esistenza di una città in epoca romana in questa località.

Si è ritenuto di dover indicare la stazione Astura della Tabula in prossimità dell’omonima torre in base alla considerazione che tale ubicazione risultasse comunque obbligata da un punto di vista geografico per il passaggio del fiume Astura in ragione del percorso ritenuto necessariamente costiero della “Via Severiana”, pur non potendosi non rilevare il fatto che tra Capo d’Anzio, ove si ubica Antium e Torre Astura, la distanza secondo il minimo percorso – quello litoraneo – risulta non inferiore a nove miglia in luogo delle sette riportate nella Tabula e che sette miglia riportate da Torre Astura individuano la zona dell’odierno abitato di Nettuno.

Ne consegue pertanto che appare più verosimile ritenere, sino ad evidenze contrarie, che l’indicazione Astura della Tabula possa individuare il passaggio del fiume omonimo, notando inoltre che l’esistenza di terre basse e paludose anche nella zona costiera tra il fiume Astura e il lago di Fogliano, oltre alla presenza di numerose ville lungo la costa tra Nettuno ed Astura, di cui quella in Torre Astura di presumibile proprietà imperiale, suggerisce per la viabilità un tracciato esterno alla fascia delle proprietà costiere e quindi il passaggio dell’Astura, oltre che dei corsi d’acqua minore, lontano dalle zone litoranee dove più marcata è la tendenza all’impaludamento.

La convergenza dei nomi Stura, Astura, Satura, che sono stati tramandati legati agli elementi geografici della zona (palude, fiume ed isola), in una connessione che è ancora testimoniata nel V sec. d.C., potrebbe indurre a far ritenere che l’oppidum potesse coincidere con l’insediamento rinvenuto in località Casale Nuovo ove la frequentazione, testimoniata fin dall’età del bronzo, sembra in funzione del passaggio del fiume Astura, rilevando che le due fonti riportano elementi di situazione già antichi ai loro tempi. Si nota, tuttavia, che l’unico oppidum attestato nella zona dalle fonti e dalle testimonianze archeologiche è quello individuato in località Le Ferriere, a suo tempo identificato con Satricum, denominazione che partecipa evidentemente dell’assonanza Astura-Satura. In tal caso l’insediamento di Casale Nuovo potrebbe considerarsi il porto di Satricum, da cui dista circa 4 miglia, secondo un tipo di utilizzazione delle foci paludose dei fiumi ampiamente attestato dall’epoca protostorica, e la sopravvivenza della frequentazione di tale località costituire testimonianza della possibilità di transito del fiume Astura al limite delle paludi costiere.

Poiché il corso dell’Astura risulta approssimativamente ad arco di cerchio rispetto a Capo d’Anzio, la distanza di sette miglia riportata dal fiume Astura lungo i percorsi ammissibili risulta comunque insufficiente per il collegamento con Capo d’Anzio e limita la possibilità di ubicazione della Antium della Tabula verso occidente, nell’ipotesi più favorevole, in una zona fra Capo d’Anzio e Nettuno, in prossimità di quest’ultima città.

[tratto da: Paola Brandizzi Vittucci, Considerazioni sulla Via Severiana e sulla Tabula Peutingeriana, Mélanges de l’école française de Rome  Année 1998  110-2  pp. 929-993]

Tavola Peutingeriana: particolare del percorso da Roma a Terracina attraverso Laurentum, Lavinium, Astura, Clostris, ad turres albas, Circeios (sul Circeo presso Torre Paola), Ad Turres (Torre Vittoria), Terracina.

Torre Astura (wikimedia commons)

Franz Schreyer, Torre Astura

 

Indirizzo

Indirizzo:

-

GPS:

41.40848159999999, 12.7650642

Telefono:

-

Email:

-

Web:

-