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Foro Appio (Forum Appii)

Foro Appio (Forum Appii)

Foro Appio (Forum Appii in epoca romana) è una località situata nel punto in cui la via Appia supera il fiume Cavata, poco distante dall’incrocio tra l’antica via consolare e l’attuale SS156 dei Monti Lepini.

Forum Appii fu fondato all’ingresso delle paludi pontine da Appio Claudio Cieco a 43 miglia (circa 64 km) da Roma, 27 miglia (40 km circa) da Ariccia. Di qui cominciava un canale navigabile, lungo 19 miglia (28 km circa), che portava a Feronia, a 3 miglia da Terracina.

Con il tempo si trasformò in un’importante mansio, stazione di posta in cui era possibile mangiare, alloggiare e dormire.

Forum Appii è citato nella V Satira (vv. 1-24) del poeta Orazio e negli Atti degli Apostoli (XXXVIII), in cui si ricorda che in quel luogo avvenne l’incontro di San Paolo con le comunità cristiane.

In seguito la stazione di posta fu dismessa. Tornò a esercitare un ruolo importante alla fine del XVIII con Pio VI, che incaricò l’architetto Giuseppe Valadier (1762-1839) di realizzare un imponente edificio di tre piani.

Infine, Foro Appio è rinato a nuova vita grazie ai fratelli Galante: il designer Maurizio ha curato i restauri e gli allestimenti interni, Paolo si è occupato di farne un albergo a quattro stelle.

Raccontando il paesaggio

Orazio, Satira V, vv. 1-24

Egressum magna me accepit Aricia Roma
hospitio modico; rhetor comes Heliodorus,
Graecorum longe doctissimus; inde Forum Appi
differtum nautis cauponibus atque malignis.
hoc iter ignavi divisimus, altius ac nos
praecinctis unum: minus est gravis Appia tardis.
hic ego propter aquam, quod erat deterrima, ventri
indico bellum, cenantis haud animo aequo
exspectans comites. iam nox inducere terris
umbras et caelo diffundere signa parabat:
tum pueri nautis, pueris convicia nautae
ingerere: ‘huc adpelle’; ‘trecentos inseris’; ‘ohe,
iam satis est.’ dum aes exigitur, dum mula ligatur,
tota abit hora. mali culices ranaeque palustres
avertunt somnos; absentem cantat amicam
multa prolutus vappa nauta atque viator
certatim; tandem fessus dormire viator
incipit ac missae pastum retinacula mulae
nauta piger saxo religat stertitque supinus.
iamque dies aderat, nil cum procedere lintrem
sentimus, donec cerebrosus prosilit unus
ac mulae nautaeque caput lumbosque saligno
fuste dolat: quarta vix demum exponimur hora.
ora manusque tua lavimus, Feronia, lympha.

Uscito da una Roma maestosa, mi accolse Ariccia, in un alloggio modesto; viaggiava con me il retore Eliodoro, di gran lunga il più colto dei greci; poi arrivammo a Forappio, luogo pieno di barcaioli e di locandieri truffaldini. Da pigri quali siamo, facemmo questo tratto in due tappe, ma per chi porta la tunica più in alto, la tappa è una sola: l’Appia è meno faticosa per chi lento procede. Qui, per la pessima acqua, il ventre mi si rivolta contro e io attendo, di cattivo umore, i compagni che cenano. Già la notte si accingeva a portar le sue ombre sulla terra e a disseminare il cielo di stelle: quand’ecco gli schiavi lanciare improperi ai barcaioli e i barcaioli agli schiavi. “Accosta qui!”. “Ne imbarchi trecento?”. “Ohé, ora basta!”. Mentre si paga e la mula è legata al barcone se ne va un’ora intera. Zanzare maligne e rane palustri non ci fanno dormire. Cantano un amore lontano il barcaiolo pieno di vinaccia e un viandante, facendo a gara; stanco, alla fine, il viaggiatore cade nel sonno e le redini della mula, lasciata libera al pascolo, il barcaiolo pigramente lega ad un masso, poi russa riverso all’insù. L’alba è ormai vicina, quando capiamo che la barca è ferma del tutto, finché un tale, esagitato, non salta in piedi e a mula e barcaiolo la testa e la schiena con bastone di salice batte: alla fine sbarchiamo intorno alle dieci. Volto e mani laviamo, Feronia, con la tua acqua.

Il fiume Cavata nel punto in cui costeggia il giardino del Foro Appio Mansio Hotel (a destra)

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41.46688355522529, 12.99753675840565

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