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Linea Pio VI (canale)

Linea Pio VI (canale)

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Il “Linea Pio” è un canale che nasce all’altezza di Foro Appio, dopo aver ricevuto le acque dal fiume Cavata. Costeggia la via Appia per 21 chilometri prima di confluire, all’altezza di Ponte Maggiore, nel fiume Ufente. È così chiamato in onore del papa Pio VI (Giannangelo Braschi, 1717-1799), che volle affrontare il prosciugamento delle paludi pontine affidando i lavori all’ingegnere bolognese Gaetano Rappini (1734-1796). I lavori furono eseguiti a spese della Camera Apostolica.

In seguito la Linea Pio fu allungata di altri sei chilometri fino a Tor Tre Ponti; questo tratto viene chiamato “Linea Morta” perché povero di acqua.

Il “Linea Pio” è stato scavato laddove scorreva l’antico Decennovium romano.

Raccontando il paesaggio

Così Antonio Pennacchi in Canale Mussolini ricorda Pio VI:

Quel Papa lì però – Pio VI, quello fatto prigioniero da Napoleone – era stato pure un Papa progressista. S’era messo in testa di bonificare le Paludi Pontine e ci era quasi riuscito. Sì, non aveva fatto il Canale Mussolini, però aveva scavato fossi e canali, tracciato le strade miliari, prosciugato stagni e rimesso in uso la via Appia. Ma tutti questi lavori li aveva dovuti fare contro il volere dei principi Caetani – a cui giustamente però li voleva far pagare – e contro questi abitanti qui delle montagne intorno, che non li volevano neanche loro. Volevano tenersi tutti la palude come stava. Il principi per non doverci spendere una lira perché lui stava bene già così. Che gliene fregava di bonificare? Era padrone di tutto, aveva il castello a Sermoneta, il palazzo ducale a Cisterna e però abitava costantemente a Roma nel palazzo ancora più bello che teneva a via delle Botteghe Oscure. Lui stava a Roma a fare la bella vita e qua ci tenevamo gli sgherri suoi, i fattori, i servi ed i soldati a controllare che la gente pagasse pure il fungo che trovava nel bosco. Non parliamo se ti facevi una fascina. Poi affittava le terre ai mercanti di campagna – «Un tanto a occhio: da qua a Fogliano» – e quelli facevano man bassa di tutto: legnami, foreste, bufali, caccia, cavalli e tutto il pescato degli stagni e dei laghi. E così il Papa Pio VI che voleva bonificare, erano affari suoi a scavare i canali di giorno. Appena faceva notte e pompati bene bene dal principe e dai suoi sgherri, questi delle montagne facevano a gara a buttare giù gli argini e a costruire in mezzo ai fossi – coi pali e le fascine come i castori – le dighe per non far scorrere l’acqua e rimpaludare: «La bonifica? Ma tu sei scemo. Se prosciugano le terre, noi dopo come facciamo a venire di notte a rubare le anguille e le ranocchie del principe dentro gli stagni?».
Povero Pio VI, sono loro che gli hanno rovinato davvero la salute, altro che Napoleone Bonaparte. Lui davvero la prima volta che ha visto da lontano arrivare i francesi, deve aver tirato un sospiro di sollievo grosso come una cosa: «E vaffanculo va’, mo’ vi ci arrangiate voi con questi qua», e difatti dopo poco è morto. ma lui – per continuare a fare la bonifica – ci aveva dovuto mettere le guardie pontificie a fare avanti indietro sui canali con lo schioppo in spalla, per tirare addosso a questi selvaggi che continuavano di notte ad assaltare e demolire gli argini.

Nelle vicinanze

Chiesa di San Paolo Apostolo (proseguendo la via Appia verso nord)

Foro Appio (proseguendo la via Appia verso sud)

Fiume Cavata

Il Linea Pio VI all’altezza di Borgo Faiti (guardando verso nord).

Il Linea Pio VI all’altezza di Borgo Faiti (guardando verso sud).

Il Linea Pio VI (a sinistra) all’altezza di Foro Appio, nel punto in cui riceve le acque del fiume Cavata (in basso) e della Linea Morta (a destra).

Indirizzo

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41.467582258804, 12.996355775197

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